Angela Cortese — Pittura Psicosintetica

Il gesto prima della forma: dipingere seguendo ritmo e intuizione

Quando inizio un dipinto non sempre so quale forma prenderà.

Posso avere un colore in mente, una tensione, una direzione oppure semplicemente il desiderio di compiere un gesto. Non parto necessariamente da un’immagine da realizzare. Preferisco lasciare uno spazio in cui il dipinto possa suggerirmi progressivamente la propria direzione.

Per me il processo creativo nasce spesso così: prima viene il gesto, poi la forma.

Non significa dipingere casualmente. Significa iniziare senza stabilire in anticipo ogni risultato e mantenere l’attenzione su ciò che accade sulla tela.

Il corpo entra nella pittura

Il gesto pittorico non riguarda soltanto la mano.

Quando lavoro su una tela, soprattutto nei formati più grandi, partecipa tutto il corpo. La distanza dalla superficie, la pressione del pennello, la velocità di un movimento, una pausa improvvisa: ogni elemento modifica il segno.

A volte il gesto è ampio e attraversa una parte della tela. Altre volte rallenta e diventa più controllato.

Questo alternarsi crea un ritmo.

Prima di intervenire posso fermarmi, osservare e cercare di percepire quale movimento manca. Non penso necessariamente a una forma precisa. Cerco piuttosto una direzione: qualcosa che espanda, interrompa, colleghi oppure crei una tensione.

È un ascolto che coinvolge insieme occhio, corpo ed esperienza.

Intuizione non significa assenza di scelta

Quando parlo di pittura intuitiva, non intendo un processo privo di decisioni.

Al contrario, durante la realizzazione di un’opera compio continuamente delle scelte.

Aggiungo un colore e osservo ciò che produce. Copro una zona che sembrava importante. Lascio emergere uno strato precedente. Introduco un segno e, qualche minuto dopo, posso decidere di attenuarlo.

L’intuizione interviene in questo dialogo.

È una risposta immediata a ciò che vedo e percepisco, ma si nutre anche dell’esperienza accumulata nel tempo: conoscenza dei colori, dei materiali, delle composizioni e delle reazioni della superficie.

Per questo intuizione e consapevolezza non sono opposte. Nel mio lavoro procedono insieme.

Seguire il ritmo senza perdere la composizione

Uno degli aspetti che considero più interessanti della pittura astratta è il momento in cui un gesto spontaneo comincia a costruire una relazione con tutto ciò che lo circonda.

Un segno modifica inevitabilmente gli altri.

Una diagonale può creare una tensione. Una zona più chiara può aprire uno spazio. Una velatura può avvicinare due parti della composizione che prima apparivano separate.

A quel punto il gesto iniziale non è più isolato: entra nella struttura del quadro.

Mi allontano spesso dalla tela proprio per osservare queste relazioni.

Da vicino percepisco materia, tracce e sovrapposizioni. Da lontano posso capire se il dipinto possiede un ritmo complessivo o se una parte interrompe l’equilibrio.

Il processo diventa quindi un’alternanza continua:

agire, osservare, fermarsi, scegliere, intervenire nuovamente.

Anche cancellare fa parte del gesto

Non tutto ciò che nasce spontaneamente deve rimanere visibile.

A volte un gesto che inizialmente mi sembrava necessario diventa troppo dominante. Posso coprirlo, attraversarlo con un altro colore oppure lasciarne soltanto una traccia.

Queste trasformazioni sono importanti perché conservano la memoria del processo.

Sotto la superficie finale possono rimanere frammenti di ciò che il dipinto è stato: un colore precedente, una linea interrotta, una zona coperta da una velatura.

Non considero questi passaggi errori da nascondere.

Sono parte della costruzione dell’opera.

Lasciare che qualcosa emerga

La fase che mi interessa maggiormente arriva quando il quadro comincia a restituirmi qualcosa che non avevo programmato.

Una relazione cromatica inattesa. Una forma che sembra emergere dalle stratificazioni. Uno spazio che acquista improvvisamente profondità.

In quel momento il mio compito cambia.

Non devo più soltanto introdurre elementi, ma riconoscere ciò che sta accadendo e decidere se sostenerlo oppure trasformarlo.

È qui che il gesto incontra davvero l’intuizione.

La pittura non procede più soltanto da me verso la tela. Si crea una sorta di dialogo: intervengo, osservo la risposta della superficie e scelgo il movimento successivo.

Prima della forma c’è una possibilità

Forse è proprio questo che continuo a cercare nel processo creativo: il momento in cui qualcosa esiste ancora come possibilità prima di diventare una forma definita.

Non sapere esattamente dove porterà un gesto non significa rinunciare alla direzione. Significa concedere al processo uno spazio di scoperta.

Il ritmo permette di entrare nel lavoro. L’intuizione suggerisce una possibilità. L’esperienza aiuta a riconoscere quali possibilità vale la pena seguire.

Poi arriva la forma.

E spesso è diversa da quella che avrei potuto immaginare prima di iniziare.

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