Quando inizio un nuovo dipinto non so esattamente dove mi porterà.
Posso avere davanti a me una palette di colori, un formato scelto, un’intenzione. Ma non parto quasi mai da un’immagine precisa da riprodurre. Il primo passaggio è piuttosto un momento di ascolto: osservo la tela, preparo i materiali e cerco di percepire quale energia voglio mettere in movimento.
Per me il processo creativo nasce proprio qui, nello spazio che precede il gesto.
L’intenzione prima della forma
Prima di iniziare a dipingere posso avere una sensazione, una tensione, un ritmo o una parola che mi accompagna.
Non è un progetto rigido. È più simile a una direzione.
A volte sento il bisogno di espansione, altre volte di raccoglimento. In alcuni lavori prevale una tensione tra forze opposte; in altri cerco una maggiore continuità, come accade nel movimento dell’acqua o nel ritmo del respiro.
Questa intenzione iniziale non determina il risultato finale. Mi serve piuttosto come punto di partenza.
Poi è il dipinto stesso a cominciare a suggerirmi dove andare.
Il primo gesto
Il primo segno sulla tela è sempre un momento importante.
Cerco di non controllarlo troppo.
Può essere una pennellata ampia, una linea, una macchia trasparente oppure un colore molto deciso. Da quel gesto nasce una prima relazione tra spazio, direzione e colore.
A quel punto inizia il dialogo.
Osservo ciò che è accaduto e reagisco.
Aggiungo. Tolgo. Copro. Lascio emergere.
Il processo non procede in modo lineare. Ogni intervento modifica ciò che esisteva prima e apre nuove possibilità.
Costruire attraverso le stratificazioni
Le stratificazioni sono una parte fondamentale della mia pittura.
Lavoro spesso sovrapponendo colori, velature, segni e zone più materiche. Alcune parti rimangono visibili, altre vengono quasi completamente coperte.
Mi interessa che sulla superficie resti una memoria del percorso.
Anche un segno che apparentemente scompare può continuare ad avere un ruolo nel dipinto: modifica il colore che lo ricopre, crea profondità o lascia una traccia appena percepibile.
La tela diventa così uno spazio in cui tempi diversi convivono.
Quello che vediamo alla fine non è soltanto l’ultimo strato, ma il risultato di tutte le decisioni che lo hanno preceduto.
Il colore come relazione
Non considero il colore un semplice elemento decorativo.
Ogni colore cambia quando entra in relazione con un altro.
Un blu può diventare profondo accanto a un verde, più luminoso vicino a un ocra, oppure creare una tensione quando incontra un arancione o un rosso.
Durante il lavoro osservo continuamente queste relazioni.
A volte parto da una palette abbastanza definita, ma durante il processo introduco un colore inatteso proprio perché sento che manca una tensione, un passaggio o un punto di equilibrio.
È uno dei momenti in cui intuizione e osservazione lavorano insieme.
Sapere quando fermarsi
Una delle parti più difficili del processo creativo è capire quando un dipinto è concluso.
Continuare ad aggiungere è sempre possibile.
Ma arriva un momento in cui un altro gesto rischierebbe di spiegare troppo, riempire uno spazio che ha bisogno di rimanere aperto o interrompere un equilibrio che si è finalmente formato.
Per questo, durante il lavoro, mi allontano spesso dalla tela.
La osservo da qualche metro.
Cambio punto di vista.
A volte la lascio riposare e torno a guardarla più tardi.
La distanza permette di vedere relazioni che mentre dipingo non riesco a percepire.
Finire un quadro, per me, non significa raggiungere una perfezione formale. Significa riconoscere che le diverse forze presenti sulla tela hanno trovato una loro necessità.
Tra controllo e intuizione
Il mio processo creativo vive continuamente tra due poli.
Da una parte ci sono la conoscenza dei materiali, il colore, la composizione, l’esperienza accumulata nel tempo.
Dall’altra c’è qualcosa che non può essere completamente programmato.
È l’intuizione che porta a scegliere un gesto invece di un altro, a lasciare una zona incompleta, a coprire una parte che sembrava riuscita oppure a introdurre improvvisamente un nuovo colore.
Non considero questi due aspetti opposti.
La tecnica mi offre gli strumenti. L’intuizione mi permette di utilizzarli senza trasformare il dipinto in un procedimento prevedibile.
È proprio in questo spazio tra intenzione e spontaneità che riconosco maggiormente la mia ricerca.
Ogni opera nasce quindi come un percorso aperto.
Comincia con un gesto, attraversa trasformazioni, ripensamenti e stratificazioni e, lentamente, trova una propria forma.
Ed è forse questo che continuo a cercare quando dipingo: non rappresentare qualcosa che conosco già, ma creare le condizioni perché qualcosa possa emergere.
Se vuoi vedere come queste riflessioni diventano pittura, scopri le mie opere disponibili o leggi di più sulla mia ricerca di Pittura Psicosintetica.