Ci sono momenti in cui le parole arrivano dopo. Prima avverto un ritmo, una tensione, il desiderio di espandere un colore oppure di lasciare uno spazio vuoto. La pittura comincia da questo ascolto: qualcosa richiama la mia attenzione e, attraverso il gesto, trova una prima forma sulla tela.
Chiamo Pittura Psicosintetica la mia ricerca pittorica sul rapporto tra esperienza interiore, colore e trasformazione. In questo articolo vorrei raccontare che cosa significa per me e come prende corpo nel lavoro in studio.
Che cosa intendo per Pittura Psicosintetica
La psicosintesi è la psicologia di Roberto Assagioli, e per me è soprattutto uno sguardo: la persona non è un blocco unico, ma un insieme di parti — impulsi, emozioni, pensieri, bisogni diversi — che possono convivere ed essere messe in relazione, anche quando sono in tensione tra loro. Mi interessa soprattutto la possibilità di riconoscere e mettere in relazione questi aspetti diversi dell’esperienza: slancio e resistenza, quiete e inquietudine, bisogno di radicamento e desiderio di apertura.
Nella pittura queste relazioni diventano visibili. Una zona compatta incontra una velatura trasparente. Un segno deciso attraversa una superficie più silenziosa. Due colori si avvicinano, si contrastano o trovano un equilibrio inatteso.
Uso quindi l’espressione Pittura Psicosintetica per descrivere il mio orientamento artistico personale. Il quadro è uno spazio nel quale posso osservare queste presenze e cercare una relazione tra loro, anche quando conservano una tensione.
Il colore nasce da una relazione
Nella mia Pittura Psicosintetica il colore non ha soltanto una funzione visiva: diventa uno strumento di ascolto e di relazione con ciò che emerge durante il processo creativo.
Quando dipingo, il significato di un colore dipende da ciò che gli accade intorno.
Un blu può sembrarmi profondo e raccolto, ma accanto a un arancio acceso acquista un’altra intensità. Un bianco può aprire una pausa, rendere più leggibile un gesto oppure coprire parzialmente qualcosa, lasciandone affiorare la traccia.
Per questo nella mia ricerca non assegno ai colori un significato fisso. Mi interessa osservare come cambiano attraverso gli accostamenti, le trasparenze e la quantità di spazio che occupano.
Anche chi guarda porta nell’incontro con il colore la propria sensibilità. La stessa superficie può suggerire a me un’immersione e a un’altra persona un’apertura. Questa differenza lascia all’opera la possibilità di essere vissuta in modi diversi.
Dal gesto alla scelta
Il mio processo è intuitivo e gestuale, ma comprende anche momenti di osservazione e decisione.
Comincio con un colore, una traccia, un movimento. Poi mi fermo e guardo: dove si concentra l’attenzione? Quale parte sembra troppo carica? Dove serve una pausa?
A volte aggiungo materia. Altre volte alleggerisco, copro, interrompo una direzione. Le velature mi permettono di modificare una zona conservando qualcosa di ciò che esisteva prima.
La stratificazione rende visibile il tempo del dipingere. Sotto la superficie rimangono passaggi, ripensamenti e segni parzialmente nascosti. Anche ciò che ho trasformato continua a partecipare all’immagine.
Il lavoro procede così, attraverso un dialogo fra spontaneità e intenzione: il gesto apre una possibilità, lo sguardo mi aiuta a scegliere come proseguire.
Le domande che attraversano le mie collezioni
Nelle mie collezioni tornano alcuni temi che sento vicini.
Nel Potere dell’Acqua esploro immersione, movimento ed emersione. In Dialoghi Cromatici porto l’attenzione sull’incontro fra forze e colori differenti. In Ritmo osservo ripetizioni, intervalli e variazioni.
Sono modi diversi di avvicinarmi a domande che restano aperte durante il lavoro: come convivono due spinte opposte? Quanto spazio lasciare a un gesto? Quando una tensione diventa parte necessaria della composizione?
Ogni opera nasce da scelte concrete sulla tela e sviluppa una propria risposta visiva.
Un invito a chi osserva
Davanti a un quadro astratto puoi cominciare da un dettaglio molto semplice: il punto verso cui torna il tuo sguardo.
Segui un segno, soffermati su una trasparenza, osserva il passaggio fra due colori. Poi allontanati e guarda di nuovo l’insieme. Qualcosa potrebbe apparire diverso.
È questo il tipo di incontro che desidero offrire attraverso la mia pittura: un tempo di attenzione, nel quale l’opera e la sensibilità di chi guarda possano entrare in relazione.
Questo diario nasce per condividere il percorso: le scelte, i dubbi e le scoperte che accompagnano il lavoro in studio. Ti invito a esplorare le mie collezioni e a soffermarti sull’opera che richiama la tua attenzione.
Se vuoi vedere come queste riflessioni diventano pittura, scopri le mie opere disponibili o leggi di più sulla mia ricerca di Pittura Psicosintetica.