Angela Cortese — Pittura Psicosintetica

Rothko e la mia pittura: il colore come spazio interiore

Ci sono artisti che mi interessano per il loro linguaggio visivo e altri che, invece, modificano il mio modo di pensare la pittura.

Mark Rothko appartiene per me a questa seconda categoria.

Non mi ha ispirato perché desiderassi riprodurre le sue grandi campiture rettangolari o avvicinarmi formalmente alla sua pittura. Quello che mi ha coinvolto è qualcosa di più profondo: la possibilità che il colore possa esistere non soltanto come elemento visivo, ma come esperienza.

Davanti alle sue opere il colore non sembra semplicemente occupare una superficie. Respira, si espande, arretra, crea profondità. Chiede tempo.

Ed è proprio questa idea di pittura come esperienza che sento vicina alla mia ricerca.

Oltre il colore

Rothko è spesso identificato con le grandi campiture cromatiche sovrapposte che caratterizzano la fase più conosciuta della sua produzione. A partire dalla fine degli anni Quaranta arrivò progressivamente a una struttura composta da pochi campi di colore dai margini morbidi, apparentemente sospesi sulla superficie.

Ma sarebbe riduttivo considerare quei lavori soltanto come esercizi sul colore.

Rothko stesso insisteva sul fatto che il suo interesse principale riguardava l’esperienza umana e le emozioni fondamentali, non semplicemente le relazioni formali tra i colori.

Questa posizione mi interessa molto.

Anch’io non scelgo un colore soltanto perché “sta bene” accanto a un altro. Durante il lavoro cerco quello che un colore provoca quando entra in relazione con lo spazio, con un altro tono, con una trasparenza o con un gesto.

Il colore diventa una presenza.

Può creare tensione oppure quiete. Può espandere una zona della tela o farla arretrare. Può far emergere qualcosa che prima non vedevo.

Una pittura che richiede tempo

C’è un altro aspetto della pittura di Rothko che considero importante: il rapporto con il tempo dell’osservazione.

Le sue opere non chiedono di essere comprese immediatamente.

A prima vista sembrano essenziali. Ma restando davanti alla superficie cominciano a emergere variazioni, passaggi, trasparenze e vibrazioni.

Le analisi tecniche delle sue opere mostrano infatti un lavoro complesso di sovrapposizioni, lavaggi e strati sottili; dietro l’apparente semplicità esiste una costruzione pittorica molto più articolata.

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